articoli

COMITES ADDIO?

Mentre andiamo in stampa, sono in corso le votazioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero, i cosidetti Comites, organismi consultivi presenti in ogni Circoscrizione Consolare con almeno 3 mila connazionali.

Il termine ultimo per l’invio della scheda votata era venerdì 17 aprile 2015. Sabato 18, nelle sedi consolari, ha avuto luogo lo spoglio delle schede, e la proclamazione dei risultati. Il modo di votazione è quello noto: per posta, tramite una busta preindirizzata al consolato di appartenenza, dove vanno inseriti la busta bianca con la scheda votata ed il tagliando elettorale.

Senza aspettare l’esito della consultazione, per quanto riguarda la partecipazione al voto sappiamo già come andrà a finire: per gli 11 Comites della Germania non voteranno più di 20.207 persone, cioè il 3,67% dei potenziali elettori (che sono oltre mezzo milione, per la precisione 546.498). A tanto ammontano infatti coloro che si sono iscritti nelle liste elettorali, la condizione previa (che scadeva il 18 marzo) per ricevere lo schede e partecipare così al voto. Se pensiamo che all’ultima votazione, dieci anni fà, nel 2004, la partecipazione era stata dieci volte tanto (sul 30%), la catastrofe è evidente e non resterà senza  conseguenze.

Le elezioni per i Comites, previste in un primo momento per il 19 dicembre 2014, sono poi slittate alla data attuale, per permettere una maggiore informazione e raggiungere un numero più consistente di iscrizioni. Nonostante gli spot elettorali della Rai e altri 4 mesi a disposizione, nessuna Circoscrizione consolare della Germania è riuscita a raddoppiare gli iscritti di dicembre. Un fiasco totale. Da addebitare in primo luogo a coloro – partiti, Cgie, Parlamentari dell’estero – che hanno voluto e votato la norma della preiscrizione. Pronti ad intervenire ed a dire la loro su tutto, ora si guardano bene dal fare dichiarazioni al riguardo.

Con questi risultati, estremamente deludenti, ma del resto facilmente prevedibili da chiunque ha un minimo di contatto con connazionali, c’è sicuramente da chiedersi se valeva la pena rinviare le elezioni. Ma il vero colossale errore, è stata la norma della preiscrizione, assolutamente estranea al nostro sistema elettorale. Una “democrazia su domanda”, titolavamo l’editoriale di dicembre 2014, in cui ponevamo anche seri dubbi sulla stessa costituzionalità della nuova normativa elettorale. In ogni caso è stata bruciata anche la scusa del poco tempo a disposizione per organizzare la partecipazione.

Non ci sono attenuanti. Le cifre parlano chiaro: i Comites non interessano a nessuno, se non ad una bassissima ed insignificante minoranza. Con questo scarso numero di votanti alle spalle, riconducibili per lo più alle parentele ed alle clientele dei candidati, i Comites perdono ulteriormente peso politico, del resto già molto limitato, sia perchè organismi consultivi, sia perchè spesso alla mercè della discrezionalità del console. Questo non toglie che molti di loro hanno lavorato bene, come documentano diversi bilanci di fine legislatura.

Che fine faranno ora questi Comitati, più simili a club privati che a organismi istituzionali? In tempi di tagli e di risparmi, difficile che possano resistere a lungo, nonostante la loro importante ed insostituibile funzione di rappresentanza. Una rappresentanza del resto non più trasferibile neanche alle Associazioni (come era prima della istituzione dei Comites), nel frattempo quasi tutte sparite o in cronica crisi. Ma, a preoccupare di più, dovrebbe essere la sorte del voto all’estero, che l’inversione dell’opzione (ora vota all’estero chi lo chiede, come per i Comites), ha praticamente già cancellato. A votare in Italia, infatti, andranno i soliti quattro gatti. Il voto politico stimolerà forse qualche iscrizione in più negli elenchi elettorali dei Consolati, ma con l’attuale alta sfiducia nei partiti non sono prevedibili grandi cambiamenti.

Ci auguriamo che in Parlamento, e tra i rappresentanti e gli eletti dell’estero, torni a prevalere il buon senso e cioè: la possibilità di esercitare il diritto di voto all’estero, senza domande, senza preiscrizioni, ma per la semplice naturale appartenenza al corpo elettorale.

Tratto dall’articolo di Tobia Bassanelli pubblicato su Corritalia in data 16 aprile 2015