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Restare a casa per uscire un domani


La situazione per chi non è impegnato nella gestione della crisi pandemica, ossia chi sta facendo di tutto in corsia ma anche chi va a lavorare per mantenere le linee del telefono e la rete internet funzionanti, fino a chi porta avanti il servizio a domicilio e così via, è sicuramente complicata, ma certo molto più semplice di quella che molti altri stanno vivendo.

Molte persone, coscienziosamente chiuse in casa, stanno riscoprendo le proprie passioni, la compagnia delle persone con cui abitano, e quel senso di comunità che, per uno scherzo del destino, è diventato più forte che mai, proprio quando il fare comunità è stato fisicamente negato.

La gestione di una reclusione forzata all’interno delle mura domestiche non è una cosa semplice, e può far emergere molti problemi, se non proprio rischi, sto parlando di quelle persone con problemi interni nelle loro famiglie o che vivono di abusi e violenze domestiche, i miei pensieri vanno anche a loro, che tra tutti quelli a cui è stato chiesto questo sacrificio di stare a casa, se la passano male.

Che l’italiano sia resiliente e riesca ad ottenere il massimo da tutte le situazioni è riconosciuto in tutto il mondo, ecco così che se le feste non possono farsi da vicino, si fanno dai balconi. In moltissime località di Italia, infatti, ci sono dei veri e propri eventi a cadenza giornaliera, in cui tutta la via, il quartiere, la città si unisce in un abbraccio immaginario, cantando l’inno d’Italia e le canzoni più disparate, da azzurro alle ultime hit di Sanremo 2020.

Così la noia prende una nuova connotazione, diventa attesa, attesa di sentirsi meno soli, di sentire che si sta facendo la cosa giusta e che l’Italia, quando vuole, non è divisa, ma è anzi un unico anticorpo capace di fronteggiare le avversità.

È il tempo degli artisti, di quelli che negli ultimi decenni sono stati sempre messi in difficoltà da una società troppo tecnica, troppo specializzata, troppo veloce. Ecco ora che questa frenesia è stata bruscamente fermata, l’arte prende piede, e così chi è in grado di cantare, lo fa, lo fa e basta, per poter alleggerire la sua anima e quella degli altri, chi è capace di suonare, suona per senso di comunità, per l’essenza stessa che è l’arte. Stessa cosa per chi sa intrattenere e molte altre rappresentazioni di ciò che è ormai il più grande talent show italiano.

Purtroppo non è sempre oro ciò che luccica, e davanti al senso civico di queste persone che si attengono alle regole dettate dal governo, si contrappongono invece persone che, non si capisce per quale motivo, non seguono le direttive contro l’epidemia. Fregandosene altamente degli sforzi sovrumani dei medici e personale sanitario, della situazione delle persone chiuse in casa. Questi individui escono e si assembrano, si mettono a chiacchierare a distanza minima, vanno al parco, si rifiutano di accettare la situazione. Ecco di queste persone, a questi menefreghisti, non si può far altro che rimanerne colpiti in negativo, e solo perché siamo tutti gente civile, di queste persone oltre che rabbia bisognerebbe provare pena, poiché non sanno cosa stanno facendo.

Quando questi negligenti condanneranno a morte i propri nonni, padri, madri e compagni e compagne,  ecco non vorrei essere nei loro panni. Mai.

L’emergenza passerà. Un giorno sulle vostre televisioni, radio e quant’altro, sentirete la voce del Premier che dice sorridendo che l’epidemia è passata e che si potrà finalmente uscire, non solo dalle case, ma anche da quello stato d’animo che ti porta a vivere con una spada di Damocle in testa. Fino a quel giorno, però lottiamo tutti, in Italia e all’estero, facendo quello che serve per contrastare questo virus.

Valerio De Paolis