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La Svezia ai tempi del Coronavirus


Dalle prime avvisaglie di epidemia da CoVid-19 in Svezia, la risposta dell’unità di crisi ha poco convinto una gran parte della popolazione a causa di affermazioni, smentite poi, dai fatti e dalla percezione di una leggerezza di fondo.

L’ambasciatore Italiano Mario Cospito, svolgendo la sua carica in uno degli scenari peggiori che si possano affrontare, ha dovuto difendere l’Italia dalle affermazioni che venivano date ai e dai media.

In una prima lettera scritta dall’ambasciatore e pubblicata in data 11 marzo alle ore 17:14, sul profilo facebook ufficiale dell’ambasciata d’Italia a Stoccolma, risponde alla frase dell’epidemiologo di stato Anders Tegnell, il quale asseriva che “il sistema svedese avrebbe prerogative decisamente migliori rispetto a quelle dell’Italia nel gestire la diffusione del coronavirus”, La risposta del nostro diplomatico, in quella lettera, non solo spiega la situazione e le direttive che il governo italiano ha messo in atto ma ha anche ribadito come, una crisi del genere, non debba essere affrontata come una partita di calcio, dove si fa il tifo per la propria squadra, in quanto, in realtà è una sfida epocale e mondiale.

Tornando allo stato attuale delle cose, mentre altri Stati corrono ai ripari e Nazioni intere si chiudono, la Svezia continua a consigliare atteggiamenti ragguardevoli come lavarsi le mani per almeno 30 secondi e di andare a lavoro se non si hanno sintomi.

Ci troviamo oggi, 20 marzo 2020, ad avere 1641 casi accertati, 16 morti e 16 guariti. Nella sola regione di Stoccolma ci sono 606 casi. Questi dati sono filtrati dalla decisione di fare i tamponi solo alle categorie a rischio e a chi si trova già in ospedale.

Cosa fa il ministero della salute svedese? La strategia è quella di spalmare il più possibile nel tempo il contagio, in modo di poter dare tempo al servizio sanitario di affrontare la situazione non tutta in una volta, limitando gli assembramenti ad un massimo di 499 persone, dicendo che le persone nelle categorie a rischio devono  stare a casa, chiudendo scuole superiori e università, ma non gli asili e le elementari, poiché chiudere quelle scuole avrebbe un risultato scarso se non nullo nella diffusione del virus, consigliare il telelavoro a coloro che possano approfittarne e che chiunque abbia sintomi, come raffreddore, gocciolamento dal naso, tosse e così via, non deve andare a lavoro.

Mentre stavo scrivendo questo articolo, il nostro ambasciatore ha di nuovo mandato un messaggio forte alla disinformazione che dilaga qui in Svezia riguardo a come si sta affrontando la situazione in Italia. Questa volta la notizia in questione riguarda la falsità che in Italia si curino i malati in base alla loro età e non alla gravità, cosa ovviamente non vera.

Dopo aver spiegato l’infondatezza delle notizie in questione, alla fine del suo intervento viene scritto questo:

“Questa Ambasciata non accetterà ulteriori offese o falsità su questo argomento e contesterà con forza e convinzione ognuna di esse. E’ un dovere morale, prima ancora che d’ufficio.” Pensiero che credo rappresenti anche molti degli italiani che sono qui in Svezia.

I giorni in cui si sarà obbligati a prendere decisioni serie arriveranno e allora si deve solo sperare, che nonostante le critiche, la strategia messa in atto qui in Svezia abbia dato i risultati sperati.  

Valerio De Paolis