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QUALCOSA SI MUOVE NELLA FILEF

La FILEF (Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie), l’organizzazione madre della FAIS, si appresta a celebrare, dopo 15 anni, il suo congresso da cui intende uscire totalmente rinnovata. Il 24 settembre avrà luogo, a distanza, l’assemblea organizzativa che precede il Congresso che, si spera, potrà celebrarsi in parte a distanza e in parte in presenza a Reggio Emilia nel 2022.

Chi è la FILEF?

La FILEF è una delle organizzazioni di emigrati più grandi ed estese nel mondo, creata da Carlo Levi nel primo dopoguerra per aiutare e difendere gli emigrati che partivano allora, lasciandosi alle spalle un’Italia distrutta dalla guerra, per cercare lavoro nelle miniere del Belgio, nelle industrie della Germania e della Svezia, in Francia, in Sudamerica, in Australia. Un’emigrazione che inviava i suoi risparmi faticosamente accumulati, le cosiddette rimesse, alle famiglie restate in Italia contribuendo così alla ricostruzione del paese. I suoi principi fondanti sono la democrazia, la solidarietà, l’umanismo e la fede nella capacità dei singoli di associarsi per sostenere i loro diritti.

L’associazionismo

Alla radice di tutto c’è la fede nell’associazionismo, nel senso più ampio del termine associazione: non necessariamente circoli ricreativi con locali per giocare a bocce o per svolgere attività sportive (anche se sono estremamente utili ed importanti), ma associazione come iniziativa di un gruppo di individui che scoprono di avere interessi ed aspirazioni comuni, che si tratti di diritti, di lavoro, di scuola, di cultura, e si associano appunto per realizzarli.

Il mondo dell’emigrazione è profondamente cambiato

Già negli anni 70-80 l’Italia ha iniziato a diventare un paese di immigrazione e la FILEF ne ha immediatamente tenuto conto estendendo la sua attività ad iniziative volte a difendere la situazione dei lavoratori immigrati e a favorirne l’organizzazione

Negli ultimi dieci anni poi l’Italia è diventata nuovamente un paese di emigrazione, un’emigrazione molto diversa da quella del dopoguerra, sia maschile che femminile, spesso con maggiore preparazione professionale, che si trasferisce da un paese all’altro in cerca di migliori condizioni di vita.

La FILEF ha bisogno di adeguarsi ad un mondo nuovo

Dal 2005, l’anno del suo ultimo congresso, la FILEF ha continuato faticosamente a svolgere la sua attività, grazie allo sforzo immane di un numero ristretto di persone: Pubblicazione di libri e ricerche sull’emigrazione, corsi di formazione, battaglie per i diritti in collaborazione con i parlamentari FILEF, progetti europei di diverso tipo. Ma è necessario un cambiamento radicale.

Per un anno gli attivi della FILEF si sono incontrati in conferenze video (una delle novità più positive che hanno accompagnato la pandemia, permettendoci di incontrarci, conoscerci e discutere come non era mai stato possibile in presenza).

Le conclusioni degli incontri

  • Dopo un inventario della presenza FILEF nelle diverse regioni italiane e all’estero, si è visto che la presenza reale dell’organizzazione, e non solo formale e sulla carta, si riduce ad alcune regioni (Emilia Romagna, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo, Puglia, Campania, Toscana, Friuli) e, all’estero, ad alcuni paesi (Belgio, Germania, Francia, Svezia, Svizzera(con le Colonie libere), Australia, Brasile, Uruguay, Venezuela ecc). Questa situazione si deve rispecchiare nell’organizzazione e nei quadri dirigenti.
  • Il criterio delle pari opportunità tra uomini e donne deve essere presente in tutta l’organizzazione della FILEF, a tutti i livelli fino ai massimi organi dirigenti.
  • I target ai quali si rivolge la FILEF non sono più solamente gli emigrati ma gli immigrati e la nuova emigrazione.
  • Occorre raggiungere un maggior equilibrio tra le organizzazioni FILEF in Italia e quelle all’estero, affinché la FILEF rispecchi veramente un mondo in cui comunicazione, scambi e collaborazione tra paesi sono in continua crescita.
  • E infine, ma non ultimo, è necessario un radicale cambio generazionale. Questo cambio, da tutti ritenuto necessario, deve però avvenire gradualmente: non si tratta infatti di rottamare una generazione di amici e compagni che hanno sacrificato tempo ed energia per anni per mantenere in vita la FILEF, ma di introdurre nella FILEF nuove competenze, nuove forme di aggregazione, nuovi modi di far politica. E l’energia e l’entusiasmo della gioventù.
  • E`necessario uno snellimento degli organi dirigenti, presidenza, direzione, coordinamento, assemblea, insistendo sulla capacità operativa più che sulla presenza formale.
  • Ruolo della FAIS nella nuova FILEF
  • La FAIS sarà probabilmente chiamata a far parte degli organi dirigenti, pur essendo una piccola organizzazione in una comunità numericamente ridotta. Il fatto è che la FAIS gode da molti anni di una grande stima nella FILEF e nel mondo dell’emigrazione per le sue caratteristiche storiche che la rendono unica,
  • è una federazione unitaria di associazioni, non dispersa in circoli provinciali o regionali, ma varia nel tenere insieme circoli di diverso tipo: ricreativi, circoli di anziani, circoli sportivi ecc.
  • collabora in forma permanente con altre federazioni etniche,
  • ed infine ha relazioni di collaborazione sia con le istituzioni italiane in Svezia che con la società e le autorità svedesi.

Antonella Dolci