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Tra Stanlio e Olio e Martin Lutero

Magdalena Andersson Finansminister Finansdepartementet Statsråd

Ci sarebbero due modi di descrivere l’episodio avvenuto nella villetta della Premier svedese Magdalena Andersson qualche giorno fa.

  • Il personale di una ditta di pulizie incaricata di pulire la villetta dove abita Maddalena Andersson con la famiglia (che evita volentieri di far uso della residenza ufficiale) fa partire per errore l’allarme. Arriva la polizia, controlla i documenti dei presenti e scopre che una delle addette alla polizia, una giovane nicaraguense di 25 anni, non ha il permesso di soggiorno e di lavoro. Un’altra delle numerosissime persone che hanno chiesto asilo politico, non l’hanno ottenuto e devono essere rimpatriate ma che si nasconde alle autorità e continua a lavorare. Costituisce cosí l’ampio esercito di forza lavoro di riserva che non ha nessun diritto, nessuna protezione sindacale, accetta qualsiasi stipendio e qualsiasi orario di lavoro. A tutti è anche ben noto che sono in particolare le ditte di pulizia e i ristoranti a ricorrere a questa manodopera a bassissimo costo. Scandalo che nulla si faccia per porre rimedio a questa situazione di spaventoso sfruttamento.
  • Il personale di una ditta di pulizie ecc. ecc. (…)  scopre che una persona che è stata espulsa dal paese ma che continua a risiedervi illegalmente, e che rappresenta un enorme rischio per la sicurezza, (potrebbe dedicarsi allo spionaggio, avere contatto con governi esteri ostili alla Svezia, forse con il terrorismo internazionale ) entra liberamente nella residenza del Capo del Governo. Scandalo che la sicurezza del Capo del Governo e di conseguenza del paese, sia cosí inadeguata!

    Magdalena Andersson dichiara che si è servita della stessa ditta per dieci anni e che all’inizio ha naturalmente chiesto loro se i dipendenti avessero un contratto collettivo e le hanno risposto di sí. Riconosce che forse avrebbe dovuto fare ulteriori controlli.
  • A questo punto (qui viene la connessione con Stanlio e Olio):

La SÄPO, la polizia di sicurezza svedese, incaricata della protezione della Premier, dichiara immediatamente, attraverso il suo portavoce ufficiale, che sono responsabili della protezione dell’ ”oggetto” ma che non hanno nulla a che fare con le pulizie. Rapidamente avvedutisi della magra ( ma come, non sanno chi entra e esce dalla casa del Primo Ministro?) correggono poi la dichiarazione dicendo che stanno prendendo provvedimenti.

La Ditta di pulizie, da parte sua, cerca di calmare le acque e dichiara che la ragazza in questione non è mai entrata nella casa di Magdalena Andersson ma che era rimasta seduta in macchina. Lascia perplessi il motivo per cui una ditta di pulizia porta a passeggio in macchina una delle sue dipendenti invece di mandarla ad eseguire il lavoro. Aggiunge anche, come circostanza attenuante, che la Premier del resto non si trovava in casa (come se questo costituisse un impedimento ad una spia a leggere documenti segreti, istallare apparecchiature di ascolto o addirittura bombe a orologeria…).

Parrebbe comunque che, in questo pasticcio, Magdalena Andersson non abbia nessuna colpa e che abbia reagito correttamente.

 Ma non pare cosí a tutti. Le vengono rivolte (dai media non socialdemocratici) pesanti accuse:

“Proprio lei, che ha denunciato tante volte il lavoro nero, si è limitata a rivolgere una domanda ad una ditta di lavori di pulizia dieci anni fa e a fidarsi della loro risposta, invece di controllare i bilanci della ditta e di chiedere a regolari intervalli di tempo se i dipendenti fossero coperti da contratto collettivo? Tanto più trattandosi di una ditta notoriamente indagata per irregolarità “(ma le viene consentito di lavorare nella casa del Capo del Governo?).

Insomma, la Premier appena nominata, in una situazione politicamente delicatissima sul piano nazionale e di forti tensioni internazionali, e con un’epidemia che non accenna a diminuire, ad ogni faccia nuova che vedeva in casa con un aspirapolvere (i contratti si fanno con le ditte, non con i dipendenti che possono cambiare di volta in volta) avrebbe dovuto chiedere di vedere il contratto collettivo e il permesso di soggiorno della dipendente? 

Non basterebbe, per risolvere il problema, che si pagasse a Magdalena Andersson una segretaria privata?
Ahi, la morale luterana!

Antonella Dolci